Francesco Schettino chiede la semilibertà, parla una sopravvissuta

Francesco Schettino chiede la semilibertà, una sopravvissuta: “Vivrà nel rimorso”

Germana Bevilacqua

Francesco Schettino chiede la semilibertà, una sopravvissuta: “Vivrà nel rimorso”

| 23/01/2025
Francesco Schettino chiede la semilibertà, una sopravvissuta: “Vivrà nel rimorso”

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Francesco Schettino chiede di poter usufruire del regime di semilibertà a 13 anni dal naufragio della Costa Concordia in cui morirono 32 persone. Il comandante è stato condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, naufragio colposo e abbandono dell’imbarcazione. Adesso ha maturato il termine che gli consente di accedere a misure alternative al carcere avendo già scontato oltre metà della pena. La decisione sulla sua richiesta è attesa in un’udienza fissata per il prossimo 4 marzo. All’epoca dei fatti l’ex comandante della nave è stato dichiarato colpevole di aver prima ordinato il cambio di rotta per salutare l’isola del Giglio, poi ha tentato di negare l’emergenza per un’ora, tempo che avrebbe permesso di mettere tutti in salvo. La notizia della richiesta di semilibertà è stata data dal quotidiano “Il Resto del Carlino”, che ha anche riportato alcune dichiarazioni di una sopravvissuta al naufragio.
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Costa Concordia (Foto video)

“Ho visto persone trasformarsi in animali. L’istinto di sopravvivenza ti fa fare cose terribili”

Vanessa Brolli, all’epoca 13enne, era in vacanza sulla Costa Concordia con i fratelli, i genitori e altri parenti per festeggiare i 50 anni di matrimonio dei nonni. “Dispiace sapere che potrebbe tornare a casa – dichiara la donna che oggi ha 27 anni -. Schettino deve pagare per le sue colpe. A prescindere dalla decisione dei giudici. Siamo certi che Schettino vivrà il resto dei suoi giorni con addosso il peso di questa tragedia. Questa è la più grande pena per lui. Anche se dovesse uscire dal carcere, dovrà convivere con questa colpa per tutta la vita”. Di quella notte da incubo tra il 12 e il 13 gennaio 2012, la donna ricorda tutto: “Mio padre mi ha salvata, ha preso di peso me e mia mamma e ci ha caricato su una scialuppa. Lui è stato tra gli ultimi a lasciare la Concordia, quando l’acqua arrivava oramai alle ginocchia”.

Il fratello Omar salvò invece la nonna e altre persone. La donna ha poi ricordato le scene di panico a bordo: “Ho visto persone trasformarsi in animali. L’istinto di sopravvivenza ti fa fare cose terribili. Ho visto uomini colpire donne incinte pur di raggiungere le scialuppe e bambini in lacrime cercare disperatamente le loro madri”.

Francesco Schettino (Foto video)

Il marito di una vittima: “Per la legge lui può uscire mentre per noi vittime non c’è fine pena”

Francesco Schettino durante il processo ha riconosciuto il peso dei suoi errori. Durante il periodo di reclusione, ha mantenuto una condotta esemplare che gli ha consentito di ottenere permessi premio per 45 giorni l’anno e un impiego all’interno del carcere. Ha lavorato alla digitalizzazione di documenti giudiziari relativi a due vicende drammatiche della storia italiana: la strage di Ustica e il sequestro di Aldo Moro. La semilibertà gli permetterebbe di lasciare la cella durante il giorno per lavorare, rientrando in carcere ogni sera. Sul sito d’informazione “Open” parla Elio Vincenzi, professore di matematica in pensione che nel disastro ha perso la moglie Maria Grazia Trecarichi, trovata un anno dopo tra i dispersi: “Come mi sento? Mi sento impotente perché non posso fare nulla. Perché per la legge lui può uscire mentre per noi vittime non c’è fine pena”. La sentenza del Costa Concordia ha visto condannati anche Ciro Ambrosio, Silvia Coronica, Jacob Rusli Bin, il manager di Costa spa Roberto Ferrarini e il direttore dell’hotel di bordo Manrico Giampedroni.
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Francesco Schettino (Foto video)

“Come ha fatto ad andare in cabina per cambiarsi per poi salire su una scialuppa?”

Il professore racconta come il destino sia stato crudele con la consorte: “Mia moglie aveva avuto il cancro: lo scoprimmo nel 2001. Nove anni di calvario: i medici dissero che non c’era alcuna speranza. Fu salvata dalla cura Di Bella. È sopravvissuta a quella malattia ma non alla Concordia. Io non ero andato in crociera perché all’epoca insegnavo. Dissi a mia moglie di andare con nostra figlia, che poi si è salvata. I cinquant’anni di matrimonio li avremmo festeggiati al suo ritorno: da allora non mi do pace, se fossi stato sulla Concordia sono sicuro che l’avrei salvata. Io non permetterò che nessuno dimentichi quello che è successo”. Il professor Elio Vincenzi dice che la richiesta della semilibertà non l’ha stupito più di tanto: “Dal momento in cui, a partire dal 2020, Schettino ha lavorato alla digitalizzazione di documenti giudiziari relativi alla strage di Ustica e al sequestro di Aldo Moro, ho capito che si sarebbe probabilmente andati in quella direzione. Sono arrabbiato. Ma so anche che in Italia la legge è quello che è: la mia non è una polemica con la magistratura. Ma c’è un meccanismo che fa parte della giustizia che non mi piace”.

Poi aggiunge: “Cosa vorrei chiedergli?  Come ha fatto un comandante di nave ad abbandonare le vittime e la nave? Come ha fatto ad andare in cabina per cambiarsi per poi salire su una scialuppa?” “E soprattutto vorrei chiedergli che fine ha fatto il suo pc. Che cosa c’era lì dentro? È quello che vorrei sapere. Ma per quanto mi riguarda Schettino è un bugiardo e non credo a nulla di tutto quello che potrebbe dirmi”, conclude.

Pubblicato il 23/01/2025 12:52

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